Il piccolo grande significato delle emoji

Pagina di libro con frasi cancellate e la scritta "Le emoji ci aiutano a scrivere? Non solo".
Piccole, divertenti, colorate e indispensabili. Nella comunicazione digitale, le emoji non danno soltanto “colore” ai nostri messaggi, ma ci aiutano a esprimere i nostri sentimenti, a chiarire il tono di quel che scriviamo e a rappresentare la nostra identità, favorendo l’inclusività e il progresso di questioni culturali e sociali. A patto di usarle tenendo conto delle giuste coordinate geografiche.
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I tuoi follower sono palesemente imbecilli. Rispondono alle tue storie con disegnini insignificanti”.
Intendi le emoji? È il modo in cui le persone esprimono i loro sentimenti”.

Nella prima puntata di Mercoledì, la serie incentrata sulla figlia della famiglia Addams, la protagonista e la sua compagna di camera hanno questo scambio di battute. Se per l’una le emoji sono semplici disegni, per l’altra sono molto di più.
La compagna di Mercoledì non è l’unica a pensarla in questo modo. Quasi il 70% dei Millennials e di chi fa parte della Generazione Z si sente più a suo agio nell’esprimere i suoi sentimenti attraverso le emoji.
Ma non è tutto: il significato delle emoji va, infatti, oltre le nostre aspettative.

Quando comunichiamo online le emoji compensano l’assenza del tono di voce e del linguaggio del corpo tipico della comunicazione faccia a faccia e ci aiutano a esprimere le nostre emozioni.

Emoji o emoticon?

Prima di tutto facciamo un po’ di chiarezza: emoji o emoticons? Anche se a volte si usano come sinonimi, non sono la stessa cosa. Le emoticon sono rappresentazioni di un viso realizzate con segni di punteggiatura e caratteri di testo. Quando facciamo la faccina con i due punti, il trattino e la parentesi aperta o chiusa, stiamo usando una emoticon. Le emoji sono invece vere e proprie immagini che indicano oggetti, concetti e, appunto, emozioni.
Il nome emoji deriva da tre ideogrammi giapponesi: 絵 (“e” che vuol dire immagine), 文 (“mo”, scrivere) e 字 (“ji”, carattere). Questo è il nome che gli è stato dato dal loro creatore, il designer Shigetaka Kurita quando nel 1999 realizzò le prime 176 emoji che potevano essere inserite in messaggi di testo inviati con un cercapersone per adolescenti.
Da allora le emoji hanno percorso una lunga strada. Oggi esistono più di 3mila emoji anche se le prime 100 sono quelle che usiamo nell’82 per cento dei casi. E negli anni hanno ottenuto sempre maggior successo, al punto che nel 2015 una emoji – quella della faccina che ride con le lacrime agli occhi – è stata proclamata “parola dell’anno” dall’Oxford Dictionary. Un bel riconoscimento, insomma, per una non-parola.

Le emoji più utilizzate dagli italiani nel 2021 riguardavano la sfera dei sentimenti e, nonostante l’anno non semplice, sono state soprattutto positive. Foto: Samsung Electionics Italia
Classifica delle emoji più usate in Italia. Le prime si riferiscono a sentimenti positivi: bacio, ridere, ok, cuore

La funzione paralinguistica delle emoji

Ma perché usiamo le emoji? Perché, quando inviamo un messaggio o anche una email, sentiamo il bisogno di aggiungere qualche simbolo? Secondo un’indagine sull’uso delle emoji tra gli italiani commissionata da Samsung nel 2021, il 55,8 per cento del campione ha dichiarato di usare le emoji per cercare di esprimere meglio le proprie emozioni, il 38 per cento per rafforzare il messaggio e il 34,2 per cento per chiarirne il tono. Le emoji più gettonate sono, infatti, quelle legate ai sentimenti: al primo posto c’è il bacio (41,4 per cento di preferenze), seguito dalla risata con le lacrime (40,9 per cento) e, al terzo posto, dal pollice alzato (29 per cento).
Le emoji hanno quindi una funzione paralinguistica nelle nostre comunicazioni a distanza e, svolgendo gli stessi compiti dell’intonazione, il linguaggio del corpo e i gesti nelle conversazioni faccia a faccia, secondo il linguista cognitivo Vyv Evans ci consentono di essere dei comunicatori digitali più efficaci. Al punto che lo studioso britannico parla di vero e proprio “potere” delle emoji.

Emoji e inclusività

E il loro potere non riguarda soltanto l’efficacia della nostra comunicazione. Queste piccole, colorate e giocose immagini non solo ci permettono di esprimere come ci sentiamo, ma rappresentano anche chi siamo e favoriscono l’inclusività. A dirlo è il 2022 U.S. Emoji Trend Report, uno studio di Adobe realizzato su utenti americani. Dall’indagine, emerge, in particolare che:

  • Il 63 per cento del campione personalizza le proprie emoji e vorrebbe avere ancora più opzioni per riflettere meglio la propria identità personale.
  • Il 62 per cento degli utenti coinvolti nell’indagine concorda sul fatto che le emoji inclusive rendano più facile comunicare la propria identità agli altri;
  • Il 71 per cento del campione ritiene che le emoji inclusive possano contribuire a stimolare conversazioni positive su importanti questioni culturali e sociali;
  • Il 75 degli intervistati pensa che le emoji inclusive possono contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica su gruppi di persone diversi.

Paese che vai, emoji che trovi

Anche se ci aiutano a esprimere i nostri sentimenti, a comunicare in maniera più efficace e a rappresentare noi stessi, le emoji possono anche farci qualche brutto scherzo. Il significato delle emoji può cambiare, infatti, in base alla cultura e alle tradizioni di Paesi diversi. Lo ha spiegato bene la copywriter inclusiva Alice Orrù in un suo talk sulla scrittura inclusiva. Ad esempio, le metal horns 🤟 simbolo del rock in alcuni paesi come Brasile, Grecia, Portogallo e Argentina sono le corna che indicano tradimento, il pollice su 👍 è un gesto volgare in Grecia, Nigeria e Medio Oriente, le mani che applaudono 👏 hanno una connotazione sessuale in Cina.
Insomma, anche nell’uso delle emoji bisogna prestare attenzione al contesto e alle coordinate geografiche!

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